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Google aggiorna la sua policy sull’utilizzo dei marchi in Europa

Milano, 4 agosto 2010 – A seguito di una sentenza della Corte di Giustizia Europea, oggi Google annuncia un aggiornamento delle proprie policy che regolano l’utilizzo dei marchi in Europa e nell’area europea di libero scambio (EFTA).

Attivo a partire dal 14 settembre, questo aggiornamento delle policy permetterà alle aziende che fanno pubblicità su Google in Europa di utilizzare i marchi come parole chiave. In questo modo quando un utente digiterà il nome di un’azienda che produce televisori, potrebbe trovare informazioni pubblicitarie da parte di rivenditori, siti d’opinione e venditori di seconda mano, oltre agli annunci di altri produttori. In base alle direttive precedenti adottate da Google in Europa, i titolari di marchi potevano presentare un reclamo per impedire l’associazione del loro marchio con annunci pubblicitari di terze parti.

Questo cambiamento consentirà alle policy di Google relative all’utilizzo dei marchi in Europa di rispecchiare quelle già adottate dall’azienda in altre parti del mondo. Gli inserzionisti possono infatti utilizzare marchi di terze parti in USA e Canada sin dal 2004, nel Regno Unito e Irlanda dal 2008 e in molti altri Paesi dal maggio 2009. L’elenco completo dei Paesi in cui viene applicata questa policy è disponibile qui.

A seguito di questo aggiornamento, qualora un titolare di un marchio ritenesse che la pubblicità di terze parti, associata al suo marchio, ha l’effetto di confondere gli utenti sulla provenienza dei beni e servizi pubblicizzati, potrà fare una segnalazione a Google in questo link. Se Google accerta che quello specifico annuncio genera in effetti confusione negli utenti sull’origine dei beni e dei servizi pubblicizzati, l’inserzione verrà rimossa.

L’aggiornamento delle policy di Google sui trademark è una conseguenza della sentenza emessa lo scorso marzo della Corte di Giustizia Europea.

«La Corte di Giustizia Europea ha stabilito che Google non ha violato la legge sui diritti dei marchi permettendo agli inserzionisti di fare offerte su parole chiave che corrispondono a marchi di cui sono titolari terze parti», dichiara Marco Pancini, European Senior Policy Counsel di Google. «Questo cambiamento permetterà di armonizzare le policy di Google a livello mondiale e di fornire agli utenti annunci sempre più rilevanti a seguito delle loro ricerche.»

Informazioni su Google

Le innovative tecnologie di ricerca di Google consentono a milioni di persone in tutto il mondo di accedere quotidianamente alle miriadi di informazioni disponibili su web. Fondata nel 1998 da due studenti della Stanford, Larry Page e Sergey Brin, Google è oggi uno dei più importanti domini web in tutti i principali mercati del mondo. L’advertising programme mirato di Google, cresciuto rapidamente sino a diventare il più importante al mondo, mette a disposizione delle aziende di qualsiasi dimensione la possibilità di misurare i risultati dei propri investimenti in pubblicità online, migliorando – contemporaneamente – l’esperienza dell’utilizzo del web da parte dell’utente. Google ha sede nella Silicon Valley e ha uffici in tutto il Nord America, in Europa e in Asia. Per ulteriori informazioni: www.google.it

Note

  1. Il nuovo regolamento sarà effettivo a partire dal 14 settembre.
  2. La policy di Google sui testi degli annunci rimane inalterata in Italia. Gli inserzionisti non possono utilizzare un marchio nel testo dei loro annunci qualora il titolare del marchio ne abbia richiesta esplicita protezione. Il cambiamento nelle policy sull’utilizzo dei marchi descritto riguarderà solo le parole chiave.
  3. Regno Unito e Irlanda rappresentano un’eccezione, dato che in entrambi i Paesi la policy relativa ai testi degli annunci è in fase di aggiornamento. Dal 14 settembre, alcuni inserzionisti in questi paesi saranno in grado di utilizzare i marchi di terze parti anche nei testi dei loro annunci e anche se non sono i titolari dei marchi o non sono in possesso dell’esplicita autorizzazione dal titolare del marchio. Tra gli inserzionisti in questione vi sono rivenditori, venditori di componenti, parti compatibili o sostitutive e siti di informazione.